martedì, gennaio 08, 2008

Ludwig Wittgenstein - "Tractatus logico-philosophicus" e "Ricerche filosofiche - Appunti

Secondo Wittgenstein, il Tractatus e le Ricerche Filosofiche dovevano essere pubblicate insieme per dare la possibilità di coglierne la distanza. Una distanza caratterizzata da una continuità.
"Nulla è più fondamentale della logica", diceva ai tempi del Tractatus, perché se ci fosse qualcosa di più fondamentale dovremmo comunque dirlo, sarebbe comunque linguaggio, LOGOS. Nel Tractatus tutto il pensiero si da nel dicibile.
Nelle Ricerche filosofiche assistiamo al superamento di questa posizione, un superamento che non cancella quanto esposto nel Tractatus, badate.

"C'è qualcosa di più fondamentale della logica, la dimensione estetica, il SENTIRE". Questa può essere la cifra che sintetizza il superamento della posizione del Tractatus.

Dicevo che il linguaggio del Tractatus è quello logico, verofunzionale. Ma Wittgenstein sa bene che esistono cose che non appartengono al dominio del vero e del falso e che, secondo il punto di vista del tractatus, non appartengono al dominio del dicibile: "Di tutto ciò di cui non si può parlare, si deve tacere". Nelle ricerche filosofiche il linguaggio logico, verofunzionale, diventa solo uno dei linguaggi possibili, un degli infiniti GIOCHI LINGUISTICI.
Con ciò Wittgenstein mette in discussione la fondamentalità della logica perché il fondamento non gli appartiene.

E' vero che tutto il linguaggio è verofunzionale, è quello della logica, che il linguaggio ostensivo, referenziale, denotativo è l'unico linguaggio? Questo è l'interrogativo che ha assillato Wittgenstein sin dalla pubblicazione del tractatus.
"Non è vero, come ho detto una volta, che nulla è più fondamentale della logica, ma c'è qualcosa di più fondamentale: il SAPIO, il SENTIRE, l'ESTETICA".

"Dobbiamo mettere ordine nella stanza. Non l'Ordine, ma un ordine": scorgiamo sempre nuove somiglianze e differenze, comprendiamo in modo sempre nuovo e diverso, mettiamo ordine in modo diverso.
Quella cosa sensibile che stiamo osservando viene messa in relazione con qualcos'altro di non visibile, di non presente, di invisibile, che riusciamo a cogliere solo nel visibile. Il SENSO delle Ricerche filosofiche è una molteplicità di usi, di significati diversi che circondano la parola o l'oggetto; quello che cogliamo nella parola è un uso particolare.

Nel momento in cui cogliamo il senso non riusciamo mai a coglierlo completamente e mai definitivamente. Esso si sottrae alla visibilità nella visibilità stessa. Non possiamo avere a che fare direttamente con l'indeterminato perché altrimenti non ne potremmo parlare ma ne parteciperemmo completamente, sarebbe la perdita del Principium Individuationis, l'esperienza mistica.

E' grazie all'invisibile che il visibile è proprio quel visibile. L'unità la cogliamo nella molteplicità, ma non l'Unità, un'unità sempre diversa, possibile. Grazie al molteplice cogliamo un'unità e possiamo comprenderlo. Ma il nostro comprendere implica anche un non comprendere.
Perché:
Comprendere significa dare un'ordine possibile. Noi "sentiamo" qualcosa, "sentiamo" l'unità nella molteplicità.
Piccola parentesi sulle nostre possibilità di comprensione; abbiamo due tipologie:
- comprensione per riformulazione, es: andiamo in un negozio alimentari e abbiamo diversi modi, diverse possibilità per chiedere 2 etti di prosciutto;
- comprensione di non poter riformulare certe cose, es: la poesia o la musica. Riformulare, in questo caso significa non comprendere; comprendiamo la poesia se cogliamo la struttura, la combinazione non riformulabile.

Ciò che ci permette di cogliere i rapporti tra i segni (verbali o grafici), che ci mette in grado di renderci conto che una cosa si può riformulare e un'altra no, è la comprensione, la nostra VISIONE PERSPICUA.
La visione perspicua è la nostra capacità di cogliere qualcosa di determinato in relazione a un contesto più vasto e dunque di stabilire una serie di relazioni tra ciò che è presente in quel momento e ciò che non lo è.
La capacità che abbiamo di vedere insieme più segni, di vedere connessioni. La capacità di vedere in un modo oppure in un altro, di dire una cosa e intenderne un'altra. Un'esempio famoso: "2001 odissea nello spazio" - all'inizio del film assistiamo al momento in cui la scimmia si trasforma in uomo. Questo momento è sintetizzato nella capacità raggiunta dalla scimmia di vedere in un osso, non solo una parte dello scheletro di un altro animale, ma di vederlo come una possibile arma. La scimmia ora non è più tale, ora ha la visione perspicua, ora è un uomo.

Tornando ai giochi linguistici..

Tali giochi nella loro molteplicità presentano delle somiglianze di famiglia: le somiglianze non sono qualcosa che appartiene ai giochi, un tratto pertinente, qualcosa che mi permetta di classificare (quello è il punto di vista della logica); queste somiglianze che colgo sono nel mio vedere le cose. Dice Wittgenstein: "Osserva bene e vedrai somiglianze apparire e sparire". La nostra comprensione non potrà mai essere definitiva.

Nel Tractatus tutto il pensiero si da nel dicibile, nelle ricerche filosofiche pensare e parlare sono identici e insieme differenti. Questa capacità di vedere una cosa e di saperne scorgere altri aspetti è tipica dell'uomo: una percezione che si ammanta di pensare, di "vedere come".
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