lunedì, gennaio 07, 2008

Ludwig Wittgenstein - "Tractatus logico-philosophicus" - Appunti

Quando, un insieme di segni è una proposizione? E' possibile trovare Il Criterio? E' possibile dare/dire l'essenza del linguaggio? Queste le domande alle quali cerca di rispondere il Tractatus. La risposta che da Wittgenstein è sì, è possibile trovare un criterio per stabilire quanto sopra, tale criterio possiamo denominarlo "criterio della raffigurazione": un'insieme di segni è una proposizione se raffigura un fatto possibile.
"Fuori è atterrato un UFO" è una proposizione e rappresenta un fatto possibile (seppur remotissimo). Per verificarla basta guardare fuori e accorgersi che non è atterrato alcun UFO. L'insieme di segni continua ad essere una proposizione anche se falsa. Lo stesso nostro atto di verifica presuppone che l'insieme di segni ascoltato è effettivamente una proposizione. Perché è sottoponibile a verifica.

Rivediamo il criterio della raffigurazione alla luce di queste considerazioni: un'insieme di segni è una proposizione se raffigura un fatto possibile, ovvero se è verificabile o falsificabile, ovvero se ha SENSO.

La proposizione dal suo stesso interno rimanda a un fatto esterno. Vediamo la proposizione e scorgiamo un fatto possibile. Questo vuol dire che la proposizione ha il significato nella sua stessa struttura; il significato è il ciò a cui la proposizione si riferisce. Tale concezione è anche conosciuta come denotativa, ostensiva, referenzialistica.

Nel tractatus il linguaggio è logico, è sempre verofunzionale. Diceva Wittgenstein in quel periodo: "nulla è più fondamentale della logica" perché se ci fosse qualcosa di più fondamentale dovremmo comunque dirlo, sarebbe comunque LOGOS.

Tale posizione è evidente dalle frasi stesse del Tractatus.

"Il mondo è la totalità dei fatti", "Pensare o dire - farsi immagini di fatti": si capisce come tra proposizione e fatto vi sia un'identità di forma logica, un qualcosa che possiamo solo cogliere ma non riusciamo a dire. Nel cuore del dicibile c'è l'indicibile: non posso spiegare con una proposizione come fa la proposizione stessa a procedere. Tale concetto è esplicitato da un'altra proposizione: "di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere" ovvero, non posso parlare di ciò che mi rende possibile il parlare stesso.

Per il Wittgenstein del Tractatus esistono tre tipi di proposizioni.

Proposizioni sensate: il senso di una proposizione consiste nella capacità della stessa di rimandare a un fatto possibile, ovvero di raffigurare un fatto possibile (è tipico delle discipline scientifiche far ampio uso di queste proposizioni).

Proposizioni senza senso: sono le proposizioni della logica (sempre vere o contraddittorie), es: "Socrate è un uomo", la proposizione non ci dice niente di nuovo, non ci insegna niente sul mondo.

Proposizioni insensate: parlano di qualcosa di cui non si può parlare, non sono suscettibili di verifica/falsificazione. Le proposizioni metafisiche per esempio cercano di parlare dell'assoluto, di qualcosa che non è raffigurabile (ricordiamo sempre il criterio della raffigurazione).
"Il mondo è la totalità dei fatti" è insensata perché cerca di parlare di tutti i fatti possibili e non di UN fatto possibile, quindi non può essere verificata o falsificata.

Secondo questa classificazione, quindi, le proposizioni del Tractatus risulterebbero insensate. Quindi Wittgenstein perché scrive il Tractatus?
Il Tractatus, dice Wittgenstein, deve essere usato come una scala per salire al piano superiore. Una volta giunti al piano desiderato la scala può essere abbandonata perché non ne abbiamo più bisogno.
Scrive nel Tractatus: "Chi mi ha capito, ha capito che deve gettare via tutte le mie proposizioni..."
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