venerdì, marzo 28, 2014

La pastiera napoletana fatta dai napoletani

A Napoli non c'è Pasqua senza pastiera. L'amore tra i partenopei e questo dolce - da prepararsi rigorosamente tra il giovedì e il venerdì santo in modo da dare tempo al dolce di assestarsi (deve "arrepusare") ed essere pronto per la domenica di Pasqua - affonda le sue radici nella notte dei tempi, quando a Neapolis (fondata nel V secolo a.c.) le sacerdotesse di Cerere, durante i riti primaverili, portavano in processione la pastiera, uova e fasci di grano, tutti simboli della primavera e della vita nascente.

La decorazione a "grata" di pastafrolla sulla pastiera, in numero di sette strisce complessive (quattro in un senso e tre nel senso trasversale), a croce greca, formano la "planimetria" di Neapolis così come ancora oggi si presenta con i tre Decumani e con i Cardini che li attraversano in senso trasversale; rappresentando così, in maniera simbolica, l'offerta alla Sirena Parthenope e agli Dei, dell'intera Città stessa, come sublime e collettivo atto di devozione.
La "grata" di Neapolis

Il grano o il farro, unito alla crema di ricotta, richiamano, invece, il pane di farro del "confarratio": il pane in uso nel rito matrimoniale romano.


Ingredienti e procedimento:

per la pasta frolla

½ kg farina;
200 gr. zucchero;
100 gr. burro;
2  uova intere;
1 cucchiaino di lievito;
1 pizzico di sale;
1 bustina vanillina

lavorazione pasta frolla: disponete la farina a fontana, al centro le uova battute, il burro sciolto, zucchero, sale, vanillina e il lievito. Impastate tutto fino ad ottenere un impasto morbido. Mettete l'impasto in frigo a riposare per un'ora.

Per il grano
1 confezione di grano, 
½ lt. di latte, 
1 cucchiaio di burro, 
1 pizzico di sale. 

Cottura del grano: In una pentola ampia mettete a cuocere il grano con tutti gli altri ingredienti e lasciatelo raffreddare. Deve risultare un composto abbastanza consistente.

Per la farcia di ricotta: 
½ kg. di ricotta di pecora, 
6 uova, 
½ kg di zucchero, 
1 fialetta di aroma millefiori, 
1 cucchiaino scarso di cannella, 
150 gr. di canditi misti, 
zucchero a velo q.b.

Preparazione della farcia: passate la ricotta con lo schiacciapatate, aggiungete il grano freddo, lo zucchero, le uova e il resto degli ingredienti. Lavorate tutto fino a renderlo un impasto molto fine.

Assemblaggio: prendete una teglia da forno tonda di media altezza, ungetela con burro e farina, con il mattarello formate un disco di pasta frolla e sistematelo nella teglia; adagiate poi uniformemente l’impasto e con la pasta frolla rimanente. Utilizzando l’apposita rondella zigrinata, formate delle strisce lunghe quanto il diametro della teglia, che andrete ad adagiare incrociate sull’impasto (sette mi raccomando! 4 in un senso e 3 nell'altro). 

Pre riscaldate il forno ed infornate a 160° lasciando cuocere per circa un ora e mezza. Una volta raggiunta la doratura giusta, spegnete e lasciate la teglia nel forno perché la pastiera si asciughi. 

Per la giusta umidità, vale la prova dello stuzzicadenti, che affondato nella pastiera, deve riemergere quasi del tutto asciutto. 

Servite con una spolverata di zucchero a velo.

Per concludere vi lascio con l'antica leggenda che narra della nascita della pastiera:

Parthenope, ad ogni Primavera si manifestava al popolo di Neapolis e lo allietava con la sua voce incantatrice, con canti d'amore e di gioia di vivere!

Una volta il canto della Sirena fu così soave e generoso di emozioni che i Neapolitani la vollero ringraziare per questo prezioso dono, offrendole quanto di più prezioso essi possedevano.

Sette fra le più belle giovani della Città, in rappresentanza delle sette principali "fratrie", ebbero l'incarico di portare i doni alla bellissima Parthenope:
  • la farina, a simboleggiare la forza e l'abbondanza della campagna;
  • la ricotta, omaggio dei pastori e delle pecore che pascolavano libere nei campi;
  • le uova, simbolo di vita che sempre si rinnova;
  • il grano tenero, bollito nel latte come simbolo dorato della vita germogliante e rafforzato dal primo alimento della vita;
  • l'acqua di fiori d'arancio, come l'omaggio più profumato della Terra;
  • le spezie, come omaggio dei popoli più diversi che a Neapolis sempre trovano accoglienza;
  • lo zucchero, per esprimere la dolcezza che il canto di Parthenope racchiude e che dona all'Universo.
La Sirena Parthenope, felice di questi doni li portò al cospetto degli Dei per mostrare loro la Generosità e l'Amore del popolo napoletano e questi, inebriati essi stessi dal canto soave della Sirena, mescolarono i doni e crearono la Pastiera!
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