mercoledì, gennaio 09, 2008

Wittgenstein, Ricerche Filosofiche, 7

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Possiamo immaginare che l'intiero processo dell'uso delle parole, descritto nel par.2, sia uno di quei giuochi mediante i quali i bambini apprendono la loro lingua materna. Li chiamerò "giuochi linguistici" e talvolta parlerò di un linguaggio primitivo come di un giuoco linguistico.
E si potrebbe chiamare giuoco linguistico anche il processo del nominare i pezzi, e quello consistente nella ripetizione, da parte dello scolaro, delle parole suggerite dall'insegnante. Pensa a taluni usi delle parole nel giuoco del giro-giro-tondo.
Inoltre chiamerò "giuoco linguistico" anche tutto l'insieme costituito dal linguaggio e dalle attività di cui è intessuto.

Ecco la svolta, o meglio l'ampliamento rispetto al Tractatus: non parliamo più del Linguaggio assolutizzante della logica, l'unico linguaggio. Le cose stanno diversamente dice Wittgenstein: "non è vero, come ho detto una volta, che nulla è più fondamentale della logica ...".
Ora il linguaggio della logica è uno dei possibili linguaggi, uno dei possibili giochi linguistici, come è un gioco linguistico il linguaggio usato dai due muratori per comunicare.

Badate quindi: non si parla più di Linguaggio, ma di molteplicità di giochi linguistici. La somma, l'insieme dei giochi linguistici, però, non costituisce la totalità del linguaggio. Wittgenstein, a differenza del Tractatus, nelle ricerche bandisce la nozione di totalità, o meglio di assolutezza.
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