mercoledì, novembre 08, 2006

Riflessioni

La vita. Una vita spesa per costruire, per inseguire un sogno, per realizzare qualcosa. Arranchi nella moderna società cercando con il tuo misero stipendio di far fronte alle tasse che ogni mese ti massacrano. Lo stato pensa di sanare i problemi economici continuando a tartassare gli italiani, pensa di risolvere i problemi soffocando gli italiani nella morsa delle tasse, togliendo loro sempre di più il respiro e sempre più gente non riesce nemmeno a finire il mese con quello stipendio da fame. Aumentano le tasse e i commercianti - stretti anche loro nella morsa dello stato - aumentano i prezzi. E i consumatori? Sono ancora quegli stessi italiani che ormai preferiscono comprare dai cinesi quelle merci scadenti e nocive che costano pochissimo. Ma è solo perché non hanno più i soldi per acquistarne delle migliori.
E la politica, cosa fa per questi italiani? Finanziaria dopo finanziaria, governo dopo governo ci accorgiamo che la nostra classe di politici è troppo vecchia, troppo legata al potere. L'unica preoccupazione del governo è di mantenersi le poltrone del potere per almeno 5 anni. Che il debito pubblico aumenti pure. Sarà problema del nuovo governo. Sarà un problema degli italiani. I nostri politici intanto si arricchiscono e sperperano i nostri soldi con stipendi di lusso, spese inutili, centinaia di parlamentari che non sanno nemmeno gli articoli fondamentali della nostra costituzione, migliaia di impiegati nelle pubbliche amministrazioni che non fanno altro che scaldare la sedia e annoiarsi in attesa dello stipendio di fine mese. Quale beneficio portano al nostro paese? Nessuno. Mangiano sulle nostre spalle.
Lamentarsi della politica è una prassi in uso da sempre, perché la politica siamo anche noi, la politica è necessariamente qualcosa che si incontra o si scontra con la vita di tutti i giorni. Ma lamentarsi non cambia le cose e io non sono di certo un rivoluzionario o un trascinatore di masse che può mettersi in testa di cambiare le cose.
E forse questo modello di società va bene a molte persone. A troppe. Chi si lamenta non rifiuta il modello della società, ma chiede solo di partecipare della ricchezza. Si arriverà mai a una società dove tutti potranno vivere una vita dignitosa? Una società dove non ci sarà più bisogno di ingannare, di rubare, di uccidere per far soldi? Una società che si preoccuperà dell'uomo prima di occuparsi dello sviluppo economico? Il diritto alla vita è uno dei principi fondanti le moderne società: per vivere ogni uomo ha bisogno intanto di soddisfare i suoi bisogni primari. E già su questo punto le moderne società cadono in fallo. Quante persone muoiono di fame? Inoltre, per vivere ogni uomo ha bisogno di stare in salute e di una decente assistenza sanitaria. Quante muoiono per malasanità? E quanti mali mortali ancora affliggono l'uomo? Le nostre società si preoccupano dello sviluppo economico, di dominare la natura, di dominare lo spazio. E di dominare le malattie interessa a qualcuno? Temo di sì. Interessa alle grandi industrie farmaceutiche che non fanno altro che produrre farmaci sempre nuovi, sempre più efficaci, sempre più mirati per curare i tumori per esempio. Quanti farmaci chemioterapici vengono consumati tutti i giorni negli ospedali del mondo? Tantissimi, troppi. E allora quella vita passata all'insegna del sacrificio, cercando di portare avanti una famiglia nonostante le tasse, di costruire e di lasciare qualcosa al mondo viene bruciata in pochi interminabili istanti. Tutto solo perché a qualcuno fa comodo che sia così. Sono soldi, tanti soldi che entrano nelle tasche delle case farmaceutiche e dei governi che le sponsorizzano. Il guadagno è altissimo (come è altissima la spesa della sanità per acquistarli). Come il numero di morti per tumore. Due cifre che dovrebbero avere un rapporto inverso: al crescere della spesa per farmaci dovrebbero diminuire i casi di morte e viceversa. Perché questi farmaci chemioterapici vengono pubblicizzati come sempre più efficaci, sempre migliori quando il risultato della loro applicazione è sempre lo stesso? Perché si continua a puntare su un tipo di farmaco che anziché cercare di risolvere il problema nelle sue radici tenta di curare il male con un approccio distruttivo per il corpo? La verità, dicevo prima, è che le grandi case farmaceutiche sono troppo interessate a mantenere questo stato di cose. Produrre sempre nuovi chemioterapici costa relativamente poco perché poco è l'investimento nella ricerca. La ricerca delle radici del problema tumore costa tanto. Sia alle case farmaceutiche che ai governi. E allora perché spendere tutti questi soldi quando se ne possono guadagnare mantenendo le cose come sono e illudendo le persone sulla possibilità di guarigione?

Allora quello che chiedo e auspico è una società fondata sull'uomo, sull'umanità, in cui i valori di solidarietà e di uguaglianza siano i fondamenti per legare gli uomini e tenerli uniti. Una società in cui i diritti dell'uomo siano davvero rispettati. E questa società passa necessariamente per una revisione della nostra politica, della classe politica, del modo di far politica, delle amministrazioni pubbliche. Ma soprattutto, passa attraverso noi. Ognuno di noi può cambiare il suo modo di rapportarsi agli altri, il modo di vedere il mondo che ci circonda. La società non è necessariamente un insieme di individui tenuti insieme solo dalla necessità e dalla possibilità di sfruttare il tessuto sociale a proprio vantaggio. La società è anche e prima di tutto fatta di uomini come noi.
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