sabato, febbraio 25, 2006

Gli ionici

Fu a Mileto, una colonia greca della Ionia, nel VII secolo a.C. che, probabilmente, nacque una delle prime forme di filosofia.
L'ambiente della città era particolarmente aperto grazie ai dibattiti, le critiche e le discussioni connaturate al nuovo regime politico delle assemblee. Inoltre, l'incontro fra culture diverse stimolava nuovi modi di concepire il mondo.
Furono questi alcuni degli ingredienti che dettero agli uomini di Mileto una nuova consapevolezza, la coscienza che il sapere e la conoscenza aumentano le possibilità dell'uomo.
La scuola ionica di cui potrebbero aver fatto parte Talete, Anassimandro e Anassimene (in realtà è stata messa in dubbio anche l'esistenza della scuola) era concepita in modo sostanzialmente diverso dal nostro modo di intendere una scuola. Era una vera e propria associazione fra compagni che condividevano pensieri, ideali politici, religiosi e morali. Spesso la condivisione era allargata anche ai beni.
Fu Aristotele che per primo distinse tra fisiologi o filosofi (intesi quindi come studiosi della natura) e mitologi. I primi avevano un approccio completamente diverso dai secondi: mentre i mitologi spiegavano il mondo in modo narrativo e mitico, i fisiologi o filosofi adottavano un metodo di spiegazione razionale e scientifico. La corrispondenza delle parole "fisiologo" e "filosofo" è dovuta proprio alla iniziale sovrapposizione dei due significati. Non a caso quasi tutti i primi filosofi scrissero opere sulla natura.
Di seguito una breve sintesi dei principali esponenti di queste nuove tendenze.

Talete di Mileto (vissuto probabilmente tra il 641 a.c. e il 546 a.c.)
Elaborò una teoria delle eclissi.Studioso di geometria:
  • dimostrò che il cerchio è diviso in due parti uguali dal diametro;
  • dimostrò che gli angoli alla base del triangolo isoscele sono uguali;
  • teorema delle rette parallele

Per primo pose il problema dell'archê (anche se non nei termini aristotelici): l'acqua è a fondamento di tutte le cose perché il nutrimento delle cose e i semi di tutte le cose sono umidi. Aveva una mentalità in grado di combinare osservazione, esperienza e ragionamento.

Anassimandro
Scrisse un'opera intitolata “Intorno alla natura” in cui cercava di descrivere i fenomeni naturali e spiegarli con un approccio scientifico. Riuscì a concepire l'universo come qualcosa di misurabile e soggetto a leggi universali comprensibili: l'universo è un tutto unico ed eterno, immobile in sé stesso; lo chiamò APEIRON (infinito o indefinito). L'APEIRON non è pensabile in termini di fenomeni particolari. All'interno dell'APEIRON, grazie ad un eterno movimento, si producono i fenomeni particolari denominati PERATA (da peras , limite). Dalle considerazioni di Anassimandro si può trarre la conclusione che l'infinito è condizione del finito.

Anassimene
Anche lui studioso di fenomeni meteorologici e di geografia terrestre. L'universo è formato dagli stessi elementi della terra. Anche per lui esiste una materia eterna, infinita, dotata di movimento proprio dalla quale traggono origine tutte le cose. Questa materia è dotata di qualità specifiche: lo PNEUMA (soffio), una specie di respiro dell'universo che, come per il corpo umano, lo tiene unito.

La scuola milesia, spiegando la qualità delle diverse specie di materia mediante la qualità di materia primordiale e sostenendo che il movimento esiste fin dall'eternità, raggiunse il suo risultato più elevato.
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